Ci sono luoghi che ti rimangono impigliati nella memoria.
Non per un motivo particolare ,
non si tratta di panorami sconvolgenti o capolavori dell’arte.
Si accumulano con gli anni e restano bene in mostra come in una pinacoteca.
Ogni tanto li ripasso e cerco di capire perché mai rimangon lì , vividi come se quei posti li avessi lasciati qualche minuto prima.
I più vecchi sono strani luoghi d’infanzia, che quasi mi pare di ricordare in bianco e nero:
Un il piccolo parco giochi all’autogrill di Roncobilaccio dove c’era uno scivolo a forma di missile con la “A” di Alemagna stampata sopra .
I prati di Selvino con le tane delle talpe
Una tortuosa scalinata che dalla piazza della chiesa di Cervinia porta alle funivie.
Le reti da pesca lungo un canale a Milano Marittima
Poi ci sono quelli più vicini , brandelli di viaggi ,visioni altrettanto immotivate:
Il passaggio di dieci minuti in traghetto tra Pounta ed Elafonisos, in fondo al Peloponneso.
Una terrazza sul fiume di un ristorante a Chiang Rai , nel nord della Thailandia.
La porta di un hotel a Cetraro in Calabria.
La strada che da Mistrà porta a Monevassia in Grecia
La moquette verde di un albergo di Berlino
Un negozio di ferrivecchi a Budapest.
L’ultima fermata dei vaporetti sul lato asiatico del Bosforo.
Son cose diverse, legate a nulla in particolare.
Ma quale strano percorso del mio cervello le tiene ben salde nei miei ricordi?
Sarà il caldo.