Il sole che illumina Varese galleggia sulle nubi fitte
che coprono Milano e la pianura più in basso.
Sull’autostrada verso casa la luce arriva dritto negli occhi.
Ma a te , ora
questo non importa più.
categoria:amici, memoria, disastri
Il sole che illumina Varese galleggia sulle nubi fitte
che coprono Milano e la pianura più in basso.
Sull’autostrada verso casa la luce arriva dritto negli occhi.
Ma a te , ora
questo non importa più.
Ognuno di noi ,anche solo un istante nella vita, prova la nitida sensazione di essere vicino al motore della storia, di sentirne gli ingranaggi e le leve che dettano il ritmo.
Alla Zarina e me è capitato in modo singolare, guardando i cambiamenti di un luogo preciso nell’arco di vent’anni.
Nel gennaio del 1988 Giap e
In auto per giungere a Berlino ovest si passava dalla DDR, dal confine autostradale ed una lunga coda .
Un centinaio di metri prima della frontiera c’era una piccola casetta con un militare che chiedeva i passaporti, li ritirava e ti diceva di andare solo dopo aver fatto domande inquietanti e laconiche tipo: “Pistoletten ?”.
Si faceva quella coda di una decina di minuti con la spiacevole sensazione di essere nudi , senza documenti e senza spiegazioni.
A metà strada ci accorgemmo che il lungo tubo che dalla casetta di prima andava alla dogana era posta pneumatica. I nostri passaporti erano stati sparati già in fondo alla frontiera.
Probabilmente , quando noi arrivammo in fondo alla coda eravamo già stati visti, esaminati controllati, timbrati e accettati come stupidi turisti non pericolosi per la sovranità nazionale della Repubblica Democratica.
Ripartimmo . La via per Berlino era obbligata , sulla cartina quella strada era segnata come “Transit” . Potevamo entrare ma non uscire se non a destinazione : West Berlin.
L’unica sosta ad una stazione di servizio ci fece intravedere lo splendido senso di serenità e sicurezza che permeava la gloriosa Repubblica Democratica: al bancone del bar vi erano solo due contenitori di metallo pieni di wurstel bianchicci.
Cercai di capire quale fosse la differenza tra i salsicciotti nei due contenitori
Quelli della vasca a destra si distinguevano da quelli nella vasca sinistra semplicemente perché erano nella vasca a destra.
Presi quelli a sinistra, mi sembrò meno sospetto e più solidale.
Berlino ovest in fondo non era altro che la vecchia periferia occidentale della città con un muro come unico orizzonte. Però ,come per una strana malia, i prigionieri erano quelli fuori.
La prima volta che passammo dalla stazione di Postdamer Platz il treno rallentava ma non si fermava: era una stazione fantasma lungo dei binari che se ne fregavano di cosa facessero gli uomini li sopra.
Loro passavano da una parte all’altra della Sprea senza darsi pensiero dell’Est e dell’Ovest.
Solo erano quasi trent’anni che nessuno scendeva a quelle fermate chiuse, sigillate nel tempo.
La seconda volta era il 1991 . Era un’altra nazione , niente più frontiere, niente più muro anche se
Questa volta ci fermammo a Postdamer Platz. L
La stazione riaperta era un cantiere e dietro ai distributori automatici dei biglietti appena montati si vedeva il muro di piastrelle verdine di un paio di epoche prima con una targa con inciso il nome della fermata in caratteri quasi gotici.
Fuori , un immensa distesa di nulla, il grande spazio vuoto che costeggiava il muro e che pochi anni prima avevamo intravisto dall’altra parte
L’anno scorso siamo tornati lì , nella Postdamer Platz moderna dei grattacieli, ed io e
Nulla , c’è un segno per terra a ricordare il tracciato ma la mente non riesce a sovrapporre le due immagini tanto è cambiato quel luogo.
E’ cosi forse che ci si accorge che il tempo trascorre.
I luoghi ,come le persone che incontri di tanto in tanto, d’improvviso non le riconosci più.
Sono loro sei certo, lo sguardo è lo stesso, ma proprio non ti ci raccapezzi.
Ach so !
Non ci avevo fatto subito caso entrando dal portone della questura.
Avevo salutato gli agenti che conosco da anni, scambiato due chiacchiere calcistiche.
Cose da bar.
Proprio a quello stavo pensando mentre chiedevo al piantone se c’era il funzionario con cui volevo parlare: alle luci , i fumi e gli odori del Bar Pizzo , il vecchio circolone dove mio nonno andava a giocare a carte vicino a casa.
Il ricordo improvviso e fuori luogo deve avermi disegnato in volto un’espressione strana perché il poliziotto seduto alla scrivania è sbottato in un : “ Non me lo dica , lo so, le giuro che non sono ubriaco!”
Immediatamente ho compreso da dove arrivava quel ricordo: dal tavolo saliva un fortissimo e netto profumo di grappa.
Non parlo di quelle cose sofisticate monovitigno di moscato;
era proprio l’odore ruvido di quelle belle grappe torcibudella con cui ai tempi dei nonni si correggeva il caffè.
Nel medesimo istante mi sono accorto che lo stesso profumo aleggiava in tutto il commissariato.
“E’ colpa della suina” si è affrettato a giustificarsi il piantone ” ci hanno ordinato di pulire con prodotti ad alto contenuto alcolico ma l’impresa di pulizie deve aver esagerato.”
Ogni libro, ogni volume possiede un'anima, l'anima di chi lo ha scritto e
l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha
sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario,
ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito
acquista forza. Quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell'oblio, noi facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui
potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito
Carlos Ruiz Zafon
L’idea di un luogo dove riposano i libri dimenticati è proprio un bel regalo
Stasera la calma della casa senza urla , giochi e rimbrotti faceva respirare le stanze con cadenze che non udivo da tempo.
Mi sono messo davanti alla libreria, con i volumi messi in pile dall’ordine bizzarro, ed ho cercato i miei libri dimenticati, quelli che in qualche modo ho amato per mille diverse ragioni diverse che ora spesso non rammento neppure .
Ecco il raccolto:
Il signor Mani Yehoshua
L’opera al nero Yourcenauer
L’ultima estate di Klingsor Hesse
Delitti esemplari Aub
La pecora nera ed altre favole Monterroso
Il pittore di insegne Narayan
Dammi! Denezkina
Ilona arriva con la pioggia Mutis
La Rosa di Brod Piumini
Racconti della guerra franco prussiana Maupassant
Padri e figli Turgenev
Lo so, è uno strano miscuglio.
Stare di fronte ai tuoi libri è come vedere tutt'insieme la tua vita ad un palmo dal naso e la vita é uno strano miscuglio.
Voglio andare al maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaare!
La prima volta che lo Zar vide il mare è stato pochi giorni dopo il nostro ritorno in Italia.
Volevamo stare un pochino da soli ,noi tre, a casa con calma.
Dopo due giorni Giap e Zarina giacevano a letto stremati con il termometro che ululava sopra i 40.
Il mattino dopo eravamo tutti ad Alassio , profughi dalla nonna zarina.
Lo zar arrivò in spiaggia bianco che il sole girava la testa dall’altra parte schifato e comunque coperto di crema protezione “che vuoi più di cosi ?”.
Arrivò e guardò la spiaggia entusiasta .
Nella Casa del bambino l’avevo visto giocare nel quadrato di sabbia che c’era in giardino, tre metri per tre circondato da una cornice di legno sconnessa.
Intuii che lui stava cercando di capire quanto fosse grande quel quadrato si sabbia nuovo, ma non vedeva la fine.
Solo dopo un paio di giorni alzò gli occhi e si accorse di quella cosa vuota in fondo al suo nuovo parco giochi .
C’era da capirlo . Da casa sua il mare più vicino è a
Sono bastati due giorni ed è diventato così:

L'italiano è un popolo mediocre.
Ogni tanto ci aggrappiamo ad un eroe per tirar su la media, ma restiamo un popolo di pusillanimi.
Lo so, lo sapevo, l'ho sempre saputo: ma ci son giorni che lo sopporti meno.
Come ieri,quando
al mattino un ammirato rappresentante delle forze dell'ordine ti racconta , garrulo e spensierato,come una volta abbia testimoniato il falso in tribunale, forte della sua divisa,per fare un favore ad un amico
a mezzodi' ti capita di rivedere l'ennesimo show del premier ed accorgerti che ben più tristi di un capo di governo che fa battute sulle torture in Argentina ci sono le godute risate del pubblico.
(eddai, Giap, che sofista! Che vuoi che sia, erano argentini, extracomunitari e probabilmente comunisti)
alla sera ti capita un bel documentario sulle stragi di civili in Grecia che i soldati italiani " brava gente" han commesso , impuniti e sottaciuti, nel 1943.
Stupri e stragi tanto efferate che il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. (Meglio delle SS: mica ciufoli! Andate su gugle e digitate "Domenikon")
Troppi eroi ci vorrebbero per alzare la media a strappare una sufficienza.
Milano - Rotonda della Besana
Mostra sui 100 anni del Corriere dei Piccoli.
Giap e la Zarina in piena catalessi sono rimasti un tempo immemorabile davanti alle tavole che gli raccontavano tutta la loro infanzia:
il signor Bonaventura,Coccobill, Michel Vaillant e i Puffi, Valentina Melaverde , Luc Orient e Corto Maltese.
Giap ha rischiato un collasso spazio - temporale avanti una tavola di soldatini di carta.

Ripresa una parvenza di dignità e tornato a casa, mentre lo Zar, dopo aver visto i Simpson gioca con la Play station , mi appare in tutta la sua luminosa evidenza la necessità di rivolgere una preghiera alle nuove generazioni :
MA VOI, DA INDIVIDUI VENUTI SU CON
GEPPO
e NONNA ABELARDA 
COSA MAI PRETENDETE , SACRIPANTE!
E' già molto se non chiediamo lo stato di calamità mentale e non torniamo a tagliare i soldatini di carta.
( E' vero ,c'era anche Crepax e Valentina, ma quella è un'altra storia)

La mamma di Giap, sposando negli anni 60 un giovine napoletano all’inizio della carriera, aveva sicuramente creato nella sua famiglia , socialista ma pur sempre nordica, un certo trambusto.
Io posso solo immaginare gli incontri tra mio padre ed i miei nonni come una riedizione varesotta di “ Indovina chi viene a cena”.
A metà degli anni 90 , fu la volta di mia sorella annunciare alla madre che avrebbe sposato quel tipetto calabrese conosciuto tempo prima al seggio elettorale.
Questa fu la replica di mia madre :
“Figlia! Io ho sposato un terrone, ma tu... tu.... esageri!”

Avvocato, sa quella istanza in cui chiedeva alla cancelleria di trovare il fascicolo di quel processo che abbiamo smarrito?
Si
L'abbiamo smarrita !