Ecco, ho finito ora di leggere le sessanta pagine di una relazione peritale svolta da una sconosciuta psicologa per il Tribunale dei Minori.
Si parla di una famiglia numerosa , forse troppo numerosa per passare inosservata alla sfiga che infatti è ormai pare una di famiglia.
Si parla di un bambino, di una mamma che non c’è più e di un padre che non c’è mai stato.
Piano piano dal racconto spunta un personaggio che sulle prime sembrava rimanere sullo sfondo, schiacciato dai rovesci continui degli altri protagonisti.
E’ partita col fardello più pesante ma è tosta , tostissima e sfiorando le macerie che le cadono in testa tutt’attorno riesce ad allontanarsi dalla sua famiglia e , sola, a togliersi d’impaccio sino a costruirsi a morsi una vita tranquilla e felice.
Ora è lei che aiuta la famiglia.
Come in un romanzo lo fa proprio portando per altri lo stesso fardello che lei , lasciata sola, non aveva potuto sopportare.
Domani verrà a chiedere consiglio a me.
Io farò fatica ad essere professionale e non superare la scrivania per abbracciarla, unico modo degno a dimostrarle la mia tristezza per quello che ha passato e la mia ammirazione per dove ha saputo arrivare.