giovedì, 05 novembre 2009

Ognuno di noi ,anche solo un istante nella vita,  prova la nitida sensazione di essere vicino al motore della storia, di sentirne gli ingranaggi e le leve che dettano il ritmo.

 

Alla Zarina e me è capitato in modo singolare, guardando i cambiamenti di un luogo preciso nell’arco  di vent’anni.

  

Nel gennaio del 1988 Giap e la Zarina avevano deciso di visitare Berlino.

In auto per giungere a Berlino ovest  si passava dalla DDR, dal  confine autostradale ed una lunga coda .

Un centinaio di metri prima della frontiera c’era una piccola casetta con un militare che chiedeva  i passaporti, li ritirava e ti diceva di andare solo dopo aver fatto domande inquietanti e laconiche tipo: “Pistoletten ?”.

 

Si faceva quella coda di una decina di minuti con la spiacevole sensazione di essere nudi  , senza   documenti e senza spiegazioni.

A metà strada ci accorgemmo che il lungo tubo che dalla casetta di prima andava alla dogana era posta pneumatica. I nostri passaporti erano stati sparati già in fondo alla frontiera.

Probabilmente , quando noi arrivammo  in fondo alla coda eravamo già stati visti, esaminati controllati, timbrati e accettati come stupidi turisti non pericolosi per la sovranità nazionale della Repubblica Democratica.

 

Ripartimmo . La via per Berlino era obbligata , sulla cartina quella strada era segnata come “Transit” . Potevamo entrare ma non uscire se non a destinazione : West Berlin.

 

L’unica sosta ad una stazione di servizio ci fece intravedere lo splendido senso di serenità e sicurezza che permeava la gloriosa Repubblica Democratica: al bancone del bar vi erano solo due contenitori di metallo pieni di wurstel bianchicci.

Cercai di capire quale fosse la differenza tra i salsicciotti nei due contenitori

Quelli della vasca a destra si distinguevano da quelli nella vasca sinistra semplicemente perché erano nella vasca a destra.

 Presi quelli a sinistra, mi sembrò meno sospetto e più solidale.

 

Berlino ovest in fondo non era altro che la vecchia periferia occidentale della città con un muro come unico orizzonte. Però ,come per una strana malia, i prigionieri erano quelli fuori.

 

La prima volta che passammo dalla stazione di Postdamer Platz  il treno rallentava ma non si fermava: era una stazione fantasma  lungo dei binari che se ne fregavano di cosa facessero gli uomini li sopra.

Loro passavano da una parte all’altra della Sprea senza darsi pensiero dell’Est e dell’Ovest.

Solo erano quasi trent’anni che nessuno scendeva a quelle fermate chiuse, sigillate nel tempo.

 

La seconda volta era il 1991 . Era un’altra nazione , niente più frontiere, niente più muro anche se la DDR era ancora nelle strade  ,nelle  case e nei visi  dell’est.

 

Questa volta ci fermammo a Postdamer Platz. L
La stazione riaperta era un cantiere e  dietro ai distributori automatici dei biglietti appena montati  si vedeva il muro di piastrelle verdine di un paio di epoche prima con una targa  con inciso il nome della fermata in caratteri quasi gotici.

Fuori , un immensa distesa di nulla, il grande spazio vuoto che costeggiava il muro e che pochi anni prima avevamo intravisto dall’altra parte

 

 

L’anno scorso siamo tornati lì , nella Postdamer Platz moderna dei grattacieli, ed io e la Zarina ci siamo trovati spaesati, a cercare in mezzo a quei palazzi lucidi   dove mai fosse finito l’onnipresente muro.

 

Nulla , c’è un segno per terra a ricordare il tracciato ma la mente non riesce a sovrapporre le due immagini  tanto è cambiato quel luogo.


E’ cosi forse che ci si accorge che il tempo trascorre.

I luoghi ,come le persone che incontri  di tanto in tanto, d’improvviso non le riconosci più.

Sono loro sei certo, lo sguardo è lo stesso, ma proprio non ti ci raccapezzi.

 

Ach so !

pinzillacchere di: giapatoi alle ore 23:28 | Permalink | commenti (6)
Commenti
#1    05 Novembre 2009 - 23:18
 
Ho rivisto dopo molti anni certi luoghi  dell'infanzia, come dici tu, proprio non mi ci sono raccapezzata; in alcuni casi avrei preferito non rivederli
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#2    06 Novembre 2009 - 14:14
 
San Benedetto del Tronto. Quand'ero piccolo, in mare era pieno di quei granchietti con le zampe posteriori a paletta per scavarsi un buco nella sabbia. Mai più visti. Castiglione della Pescaia. A metà anni Settanta, un bambino con del tempo da perdere, le mani e un secchiello in una giornata prendeva abbastanza telline per farci la pasta la sera. Se ne trova una ogni tanto, a fatica. Argentario. Le rocce pullulavano di certe strane specie di alghe multicolori e multiformi. Ora i prevedibili tipi di alga sono una mezza dozzina. Anche questi sono segni del passare del tempo e sarò il solito vecchio brontolone ma non mi piacciono.
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#3    06 Novembre 2009 - 15:03
 
Bost, concordo .
 Però ho una curisosità.
 Facevi già tu da solo gli spaghetti  con le telline negli anni 70? 
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#4    06 Novembre 2009 - 16:24
 
Certo che no, io non li mangiavo neanche (roba marina, ricordi?) Mi limitavo a pescare le telline e avere la scusa per stare sei ore a cianfricare in acqua.
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#5    06 Novembre 2009 - 19:51
 
una volta all'anno vado a passare un week-end nel paese sperduto in alto Adige dove cresciuta, ma in tutti questi anni è cambiato ben poco. Certo adesso c'è il medico, cosa che allora non c'era, ma è tutto rimasto come era allora, un paese costituito dalla chiesa, il cimitero costeggiato dalla statale che arriva dal Brennero, una diga formata dal fiume Isarco che è ancora ora come allora. Lìedificio con la scuola materna e la scuola elementare, ma quando devi cominciare ad andare alle medie devi arrivare fino a Bressanone. nulla è cambiato ed è quasi rassicurante trovare tutto ancora al suo post, sembra quasi, si ha quasi la sensazione di non essere invecchiati
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#6    08 Novembre 2009 - 16:32
 
io vado, Giap caro. Parto domani. A Potsdamer Platz vi penserò.
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Commenti

categoria:memoria, berlino